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Vessatorietà di clausole contrattuali

La Corte di Giustiza Europea riconosce ai giudici nazionali la facoltà di rilevare d'ufficio la vessatorietà di una clausola contrattuale

La Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 27 giugno 2000, ha statuito che la tutela assicurata ai consumatori dalla direttiva sulle clausole vessatorie nei contratti stipulati con gli stessi (N. 93/13/CEE), comporta che il giudice nazionale, nell'esaminare l'ammissibilità di un'istanza propostagli, possa valutare d'ufficio l'illiceità di una clausola del contratto di cui è causa. A sostegno di tale affermazione la Corte argomenta che il sistema istituito dalla direttiva è fondato sull'idea che il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione, situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte dal professionista, senza poter incidere sullo stesso. L'obiettivo della direttiva, che obbliga gli Stati membri a prevedere che le clausole vessatorie non vincolino i consumatori, non potrebbe, infatti, essere conseguito, se questi ultimi fossero tenuti a eccepire davanti al giudice l'illiceità di tali cause, soprattutto in tutti quei casi in cui il valore della causa è di valore limitato rispetto alle eventuali parcelle dei legali. Con tale sentenza la Corte di Giustizia Europea apre ai nostri giudici per esempio in sede di concessione di decreto ingiuntivo nel procedimento di ingiunzione la possibilità di rigettare la domanda, qualora tale richiesta si basi su una clausola vessatoria.

Per maggiori informazioni rivolgeteVi al Centro Europeo Consumatori, Tel. 0471-980939,
info@euroconsumatori.org


04.10.2000



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