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Comunicato Stampa

E-mail: bande africane di truffatori alla ricerca di vittime sprovvedute.


Tutto comincia con un’e-mail dal titolo promettente come "urgente" oppure "confidenziale", oppure ancora di "proposta di affari". Finisce in truffa, rapimento, estorsione. Oppure, nel migliore dei casi, con alcune migliaia di euro di danni. Ci riferiamo alla truffa "419" che prende il nome dal medesimo articolo del codice penale nigeriano.

La truffa in esame trova le sue origini nei primi anni 90: Il destinatario viene citato come persona di fiducia, del cui aiuto il mittente ha urgente bisogno, al fine di esportare una somma virtuale (spesso superiore a 20 milioni di euro) al di fuori del Paese, in cambio di un ancor più fittizio 30%. Il mittente è a seconda dei casi o la vedova di un generale, un banchiere, un ex membro del governo o simili.

Elemento accomunante di tutte queste e-mails-truffa è che nel caso non si riesca a far uscire il denaro dal Paese, esso cadrà nelle mani di un regime militare, o del crimine organizzato o di altra malavita, e verrà impiegato a fini di guerra o comunque di dubbia moralità.

Tutto suona perfetto, fin troppo: si mette a disposizione il proprio conto per il trasferimento internazionale, si ottengono in cambio circa 6 milioni di euro ed in più si fa del bene danneggiando un regime militare dispotico. Purtroppo la realtà è tutt’altra.

Qualora ci si renda disponibili alla transazione, la controparte contrattuale (che non è una vedova od un orfano, ma un’organizzazione criminale) richiede un anticipo di 2.-3.000 euro con la giustificazione della fantomatica necessità di coprire spese legali e burocratiche.

Come se non bastasse, bisognerebbe recarsi personalmente in Zimbabwe, Costa d’Avorio, Sudafrica o Nigeria, con l’improbabile fine di concludere la transazione e di ritornare a casa con il denaro. Anziché milioni di euro, ad attendere il poco accorto "contraente" vi sono rapina, lesioni, rapimento ed estorsione, come avvertono all’unisono le varie autorità di polizia europee.

All’indirizzo del Centro Europeo Consumatori (CEC) si accumulano denunce di consumatori attenti, dalle quali emerge che il fenomeno si è allargato anche in Alto Adige. Qualora riceveste anche Voi una e-mail di questo tenore, l’unica cosa da fare è denunciarne il mittente presso le autorità competenti.


13.11.2002



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