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Il Centro Europeo Consumatori Italia in visita dai colleghi danesi

Il 22 e 23 settembre 2008 il Centro Europeo Consumatori (CEC) Italia, rappresentato dalle giuriste Monika Nardo (ufficio di Bolzano) e Fabiana Fucci (ufficio di Roma), ha fatto visita ai colleghi del CEC della Danimarca all’ufficio di Copenaghen.

La c.d. study visit al CEC danese ha evidenziato alcune fondamentali differenze tra i due Paesi - differenze che si ripercuotono anche sulla tutela del consumatore. Così ad esempio la Danimarca ha una popolazione di soli 5.500.000 abitanti, la maggior parte dei quali utilizza quotidianamente internet e gran parte di loro parla inglese. Da ciò deriva che circa il 55% dei casi trattati dal CEC danese riguarda l’acquisto di beni effettuati on-line.

La tutela del consumatore in Danimarca è affidata alla Amministrazione Pubblica (fa eccezione il solo Danish Consumer Council, organismo privato che interviene soprattutto a livello politico, ad esempio per proporre modifiche di legge): l’agenzia danese dei consumatori è l’unica organizzazione a tutela del consumatore in tutto il Paese e fornisce informazioni e consulenza. Al Consumer Ombudsman è invece stato affidato il compito di fare rispettare le leggi a tutela del consumatore, negoziando direttamente con il mondo delle imprese, predisponendo linee-guida sull’interpretazione della legge stessa e fornendo pareri legali su specifiche questioni; si tratta di un organo di regolazione del mercato che ha anche la facoltà di multare le imprese, iniziare una class action o di portare singole cause in Tribunale.

Ma la differenza più evidente che le consulenti italiane hanno notato durante la loro permanenza in Danimarca, riguardavano la soluzione delle controversie tra consumatori e professionisti: infatti in Danimarca – come del resto in tutti i Paesi scandinavi - i singoli reclami vengono gestiti ricorrendo alle c.d. procedure ADR (Alternative Dispute Resolution), cioè attraverso la risoluzione stragiudiziale della controversia, senza adire quindi la giustizia ordinaria. I colleghi danesi raccontano che nell’85% dei casi, le ditte accettano di partecipare a queste procedure; ma anche se la ditta non vi partecipa, gli organismi di conciliazione decidono comunque il caso e invitano la ditta ad attenersi alla decisione. In caso di mancato adeguamento alla stessa, il professionista (oltre a dover farsi carico dei costi della procedura, che possono ammontare anche a Euro 700), verrà pubblicato su una lista nera del Ministero dell’Economia – nel 90% dei casi però le ditte si adeguano alla decisione.

In Italia la situazione purtroppo è decisamente diversa, in quanto le ditte sono ancora molto restie a partecipare alle procedure ADR (si consideri il numero delle cause pendenti davanti ai Tribunali italiani). Proprio al fine di promuovere e incentivare la risoluzione amichevole delle controversie tra consumatore e professionisti, il CEC di Bolzano nel autunno di quest’anno organizzerà due conferenze in collaborazione rispettivamente con l’Università degli Studi di Trento e la Camera di commercio di Bolzano.


Bolzano, 01.10.2008
Comunicato stampa



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