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Costi occulti in internetIn Germania condannato il gestore di un sito offerente servizi a pagamento senza rendere immediatamente visibile i costiIl Tribunale di Mannheim accoglie la domanda del Verbraucherzentrale BundesverbandNell'annosa battaglia contro il dilagante fenomeno dei costi occulti in internet, il Verbraucherzentrale Bundesverband, l'unione federale delle organizzazioni di tutela del consumatore, ha fatto registrare un'importante vittoria contro la Content Services Ltd., società proprietaria, tra gli altri, del sito opendownload.de. Il Tribunale della città tedesca di Mannheim ha infatti vietato alla società di utilizzare una clausola secondo la quale il consumatore rinuncia al diritto di recesso previsto per legge. Inoltre, la società non potrà più minacciare di denunciare penalmente per truffa i minori che si registrano sul sito dichiarando un'età diversa da quella reale.Anche il Centro Europeo Consumatori (CEC) di Bolzano ogni giorno registra numerose chiamate in gran parte da consumatori di madrelingua tedesca, che riportano di aver ricevuto fatture, solleciti o comunicazioni da parte di uffici di recupero crediti o avvocati, dopo essersi inavvertitamente registrati su siti web in apparenza gratuiti ma che si sono poi rivelati essere a pagamento. Dall'inizio del 2009 il CEC ha ricevuto 279 chiamate, fra queste sono numerose le vittime della Content Services Ltd. Alla ricerca di programmi o di aggiornamenti di programmi gratuiti di largo utilizzo come Adobe Reader o Windows Live Messenger, molti consumatori approdano sul sito opendownload.de. Per scaricare il file viene loro richiesto di registrarsi. Alla stessa registrazione però è connesso un abbonamento di due anni al prezzo di ben 96 Euro all'anno; ma i consumatori si rendono conto di ciò solamente nel momento in cui ricevono la fattura o il sollecito di pagamento. Dal momento che molti degli utenti di tali siti sono minorenni, e quindi incapaci di concludere validamente dei contratti, la società, al fine di intimidire i genitori ed indurli a pagare, adotta la strategia della minaccia di una denuncia penale per truffa nei confronti del minore. La sentenza inibitoria del tribunale di Mannheim del 12/05/2009, non ancora passata in giudicato, vieta alla società di continuare ad adottare tali pratiche commerciali scorrette. Anche la clausola, con la quale il consumatore rinuncia al suo diritto di recesso, dovrà essere eliminata dalle condizioni generali del contratto. Che tali sentenze non siano altro che una goccia nel mare lo dimostra l'esperienza del Verbraucherzentrale Bundesverband: malgrado più di 30 procedimenti giudiziali iniziati e molte sentenze favorevoli ottenute, questi "siti trappola" continuano ad essere un grave problema in Germania e nel resto dell'area linguistica tedesca. Le società condannate si ingegnano a trovare sempre nuove scappatoie per riuscire a proseguire le loro attività al limite del legale. Le pagine web vengono semplicemente cambiate, vengono creati dei siti nuovi o viene fondata una nuova società. Spesso per evitare di essere perseguitati giudizialmente la sede delle società viene semplicemente spostata all'estero, ad esempio a Dubai. Secondo il Verbraucherzentrale Bundesverband, ci sarebbe un urgente bisogno di un obbligo giuridico per i gestori di siti web di mettere in evidenza ancora più chiaramente i costi dell'offerta. I contratti conclusi su internet dovrebbero essere validi solo se il cliente conferma, ad esempio con la selezione di un'apposita casella, di aver preso atto del prezzo - questo è quanto propone il Verbraucherzentrale Bundesverband. Per ulteriori informazioni, i consumatori possono contattare il Centro Europeo Consumatori di Bolzano (tel.: 0471-980939, e-mail: info@euroconsumatori.org). Bolzano, 23.06.2009 Comunicato stampa
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