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Centro Europeo Consumatori (CEC) Italia ufficio di Bolzano
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09.02.2015

10 febbraio: Safer Internet Day

 
Quello chi i genitori dovrebbero sapere sull'utilizzo di internet dei loro figli

Quando alla cassa la signora M. volle utilizzare la sua carta di credito, scoprì di aver già raggiunto la soglia mensile di 2.500 Euro e che la carta era bloccata. La signora M. ne rimase stupita visto che nel mese corrente aveva utilizzato la carta soltanto per scaricare alcune applicazioni al costo di pochi Euro sul proprio smartphone.

La signora M. sospettava una frode informatica e presentò una denuncia ai Carabinieri. Solo dopo un esame più attento dell'estratto della carta di credito si rese conto di quanto successo: il figlio di 9 anni al quale aveva permesso di utilizzare lo smartphone per dei giochi gratuiti aveva scaricato per più giorni di fila - a pagamento - dei nuovi livelli del suo gioco preferito, a ca. 80 Euro per ogni serie di livelli, fino a raggiungere il limite mensile della carta di credito della mamma. Era stata lei stessa ad aver salvato i dati della propria carta nel proprio profilo dello store online, ed ha invece incautamente dimenticato di impostare la protezione con password.

Che gli acquisti on-line effettuati dai minori possano essere annullati in ogni caso e facilmente, è una credenza non facile da smitizzare. Il venditore online durante la conclusione del contratto non ha davanti a sé i suoi clienti e deve anche poter fare affidamento sulla veridicità delle affermazioni del cliente, ad esempio se afferma di essere maggiorenne. Quindi, se un minore acquista un prodotto o un servizio su Internet, senza chiedere il permesso dei genitori, recuperare quanto è stato pagato diventa difficile. Soprattutto quando il minorenne si serve di un altro nome o della carta di credito di un adulto, il comportamento può anche essere interpretato come ingannevole con il conseguente obbligo di pagamento della merce acquistata. Se il contratto d'acquisto non fosse pertanto annullabile i genitori sono direttamente responsabili del danno in base alla cosiddetta “culpa in educando et vigilando”, cioè al dovere di educare i loro figli.

Un secondo esempio mostra che anche la troppa leggerezza nello svelare i propri dati personali costituisce un grande problema. La madre di Anna si sorprese quando trovò fra la posta una lettera di una società di recupero crediti tedesca, indirizzata alla figlia quindicenne. Anna si sarebbe registrata su un portale a pagamento dedicato a imprenditori e liberi professionisti. Per la sola registrazione dell'account avrebbe dovuto pagare 36 Euro, mentre per l'abbonamento della durata minima di due anni avrebbe dovuto pagare 240 Euro. La ragazza voleva partecipare ad un concorso a premi che ha trovato su Facebook e ne ha seguito le istruzioni: per ricevere l'ultimo iPhone, ha inoltrato l'invito a tutti i suoi amici di Facebook, ha selezionato il colore dello smartphone desiderato ed inserito tutti i propri dati in un modulo online. Dopo il reclamo della madre, la ditta ha smesso di inviare solleciti e non è stato pagato nulla, tuttavia la ditta è ora in possesso del nome completo della ragazza, dell'indirizzo postale, del numero di telefono e conosce anche la data del compleanno (l'anno di nascita da lei indicato era "sbagliato" perché era "permesso" solo ai maggiorenni di registrarsi). Anna ha dunque fornito spontaneamente i propri dati personali che sono ora nelle mani di una ditta di dubbia serietà, e non può realisticamente recuperare il controllo di essi anche chiedendone la cancellazione e vietandone la distribuzione. Quanti dei suoi amici di Facebook abbiano fatto lo stesso e "regalato" tutti i loro dati a questa ditta lo possiamo soltanto immaginare.

Le tematiche di cui si occupa il CEC sono relativamente "innocue", visto che si tratta fondamentalmente "solo" di contratti conclusi da ragazzi nel nome dei propri genitori, di importi detratti dalle carte di credito, di siti trappola e di falsi giochi a premi. La gamma dei rischi in Internet per bambini ed adolescenti è tuttavia molto più grande, e spazia dalla dipendenza da internet, alla condivisione illegale di file, il consumo di filmati con contenuto violento e pornografico, cyberbullismo, grooming e sexting, fino alla pornografia minorile. I giovani non sono solo vittime ma a volte anche soggetti attivi, spesso senza rendersi conto della gravità delle conseguenze delle proprie azioni in rete. Ai genitori tocca l'arduo compito di imparare a conoscere a fondo il mezzo Internet e di educare i propri figli al suo utilizzo fin dall'inizio. Dall'attività di consulenza e dalle lezioni nelle scuole del CEC abbiamo notato che non solo i ragazzi ma anche i genitori hanno ancora delle lacune per quanto riguarda la competenza mediale.

Il Safer Internet Day che si celebra il 10 febbraio dovrebbe pertanto servire ai genitori per rendersi conto della problematica e di ricorrere anche ai molteplici servizi di consulenza esistenti.


Bolzano, 9/2/2015
Comunicato stampa



 

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