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Centro Europeo Consumatori (CEC) Italia ufficio di Bolzano
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25.09.2014

La fattura dopo il gioco a premi

 
Attenti ai costi occulti nei social network...

Anna ha 15 anni e come tanti coetanei utilizza il social network Facebook per interagire con i suoi amici. Quando da un'amica riceve un invito ad un evento si interessa alla cosa: l'invito contiene un gioco a premi dove si possono vincere 100.000 iPhones.

Anna segue le indicazioni: inoltrare rapidamente l'invito ai suoi amici di Facebook, scegliere il colore dello smartphone, inserire i suoi dati nella maschera e registrarsi. Anna non riconosce alcun indizio a proposito di un servizio a pagamento e quello che riceve via e-mail è una semplice conferma di registrazione. Ma alcuni giorni dopo – ahimè – per posta arriva una fattura di 35,70 Euro per la creazione dell'account.

Anna ricontrolla il sito internet e soltanto ora si accorge che non solo la registrazione è a pagamento ma anche che il “servizio” costa 240 Euro all'anno e che la durata minima del contratto è di 2 anni. Per leggere queste informazioni deve però compiere uno sforzo notevole: il tutto è scritto in grigio chiaro su sfondo bianco. L'offerta di questa pagina internet si rivolge ad aziende e sembrerebbe che ad essere venduti in grandi quantità siano resti e prodotti derivanti da procedure fallimentari.

Il padre della giovane altoatesina regisce istintivamente in maniera corretta e reclama immediatamente presso la ditta, facendo presente che la figlia è minorenne e che non concorda con l'acquisto. Oltre a ciò sua figlia ovviamente non è un'imprenditrice, ma una consumatrice. E i consumatori per i contratti conclusi in internet hanno 14 giorni di calendario per recedere dal contratto. Se l'azienda non informa correttamente il consumatore a proposito del suo diritto di ripensamento, il periodo di recesso termina ben 12 mesi dopo quello di 14 giorni inizialmente previsto.

Il padre non riceve alcuna risposta al suo reclamo. In compenso alcune settimane dopo riceve un sollecito di pagamento via posta. Sulla lettera non vi è indicato alcun indirizzo e-mail per contattare la ditta. Il padre suppone - non a torto - che in questo modo i destinatari vengano indotti a chiamare un costoso numero di supporto per lasciarci dell'ulteriore denaro. Lui non pagherà e non si lascerà di certo intimorire da ulteriori solleciti di pagamento di presunte società di recupero crediti o avvocati.

Morale della favola: anche se con l'entrata in vigore della direttiva consumatori il 13 giugno 2014 nel commercio elettronico vigono regole più severe in tutta l'UE, i costi occulti in internet non sembrano essere in via di estinzione. Utilizzare con leggerezza i propri dati personali e compilare con spensieratezza moduli online spesso può rivelarsi a posteriori una cosa poco saggia. Si consiglia sempre e comunque di leggere le condizioni contrattuali prima di accettarle e di verificare se sul bottone di conferma sul quale bisogna cliccare ci sia un'indicazione precisa sull'obbligo di pagamento (ad esempio “acquista ora”). I consumatori più giovani sono ancora più a rischio. Anche nel 2014 vale ancora il principio che nessuno regala nulla, nemmeno nei social network!

Le esperte del Centro Europeo Consumatori (CEC) di Bolzano sono a disposizione per maggiori informazioni ed assistenza chiamando il numero 0471-980939 oppure inviando una e-mail a info@euroconsumatori.org.
 

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